Il Miacetto

Il dolce tipico di Cattolica

Facilissimo da realizzare

Prova la ricetta!

Il Miacetto

Il dolce tipico di Cattolica

Facilissimo da realizzare

Prova la ricetta!

Gastronomia

La ricetta del Miacetto

by Cattolica Hotels ᚐ 23 Dic 2019 ᚐ 0 commenti

Il dolce tipico di Cattolica


Il Miacetto è il dolce simbolo di Cattolica. Si fa solo a Cattolica, “Dal pòrt a li culònie” (dal porto alle colonie). E’ un dolce molto calorico e facile da realizzare.

Alla base della ricetta del Miacetto c’è la frutta secca, mandole, pinoli, noci, zucchero, uva passa, miele, farina e un tipo di farina integrale con la crusca (cruschello) che in dialetto chiamano runzòn.

In origine era un dolce per le feste natalizie, oggi viene preparato anche durante tutto il resto dell’anno.

Da provare il Miacetto prodotto dalla Pasticceria Staccoli che nel 2006 con il Miacetto ha vinto a Madrid il “Gran Prix della Pasticceria” come miglior dolce da viaggio, mentre nel 2019 l’Accademia Italiana della Cucina, fondata da Orio Vergani, istituzione culturale della Repubblica Italiana, lo insignisce del XXXI Premio “Dino Villani” 2019 come prodotto artigianale eccellente.

Il Miacetto è il dolce del mare che si fa solo a Cattolica, amano dire, con orgoglio, i cattolichini.


Scopri le origini

Dolce tipico natalizio

Maria Lucia De Nicolò, storico rigoroso, ne ha fatto un bel ritratto.
“Il Miacetto, scrive, la cui etimologia è stata spiegata da alcuni come torta formata da mille acini, da altri come derivazione di mnàcia, mosto, è il dolce della Vigilia di Natale. Come tale, infatti, è ricordato ancora in molte delle più vecchie famiglie del paese che ne conservano le ricette centenarie, a volte con l’aggiunta nel tempo di piccole varianti dovute ad inclinazioni di gusto.

Un dolce di magro quindi, perché tra i suoi ingredienti non vi è nulla che possa guastare la Vigilia.

Nonostante presenti, per l’aspetto e per i prodotti impiegati nella sua preparazione, una certa somiglianza con altri dolci tipici regionali come il panforte toscano, la certosa bolognese, il pan pepato di Modena ed altri dolci veneti e lombardi, si distingue nettamente da questi per la quasi totale assenza delle spezie, sostituite invece dallo squisito aroma prodotto dall’amalgama della scorza tritata di giuste dosi di aranci e limoni.

Come è noto Cattolica fu da tempi molto antichi un centro la cui economia era legata al passo, cioè al transito di viaggiatori e pellegrini, tanto da essere definita nel Cinquecento contrada di taverne, ed è logico che la sua popolazione curasse la gastronomia per cui il Miacetto potrebbe essere nato per offrire durante l’Avvento, tempo di astinenza, un dolce sorpresa per il viaggiatore.

Così, rimanendo proibiti altri dolci caratteristici come il ciambellone, i braciadelli, le frittelle e dovendo strettamente attenersi ad un regime di magro, cioè privo di carni, condimenti e grassi come lardo e strutto, formaggi, latte, burro e anche uova, si riuscì ugualmente a creare un dolce squisito.

Nella sua preparazione confluirono non solo motivazioni morali e sociali, ma elementi di interrelazione con civiltà gastronomiche di altri popoli mediterranei che senz’altro qui, luogo di confine tra Marche e Romagna e porto naturale, da tempi remoti possono aver trovato una meta per gli scambi e per la sosta nella navigazione di piccolo cabotaggio lungo la costa adriatica.

Alle mandorle e alle noci tritate, frutti coltivati abbondantemente nella nostra campagna fino all’epoca moderna, si pensò di aggiungere uva passa, oltre alla scorza di agrumi tritata ed ancora pinoli (che potevano essere facilmente importati delle vicine pinete di Ravenna).

Il tutto venne legato con miele (componente tipico dei dolci greci), acqua, olio (unico condimento permesso in tempo di Vigilia) e runzòn che potrebbe definirsi un tipo di farina integrale.

Un dolce di mare lo definirei, perché in esso confluiscono i contatti avuti nel tempo con genti e tradizioni provenienti dal mare e che sono entrati a far parte del patrimonio non solo gastronomico, ma etnico del paese;

è veramente un dolce tradizionale, e la sua preparazione non sorpassa i confini naturali della città, che rimangono il Tavollo a sud e il Conca a nord e che delimitano l’isola di conoscenza e di degustazione del miacetto”.

La ricetta della Nonna


Amalgamare in una pentola i seguenti ingredienti, rispettandone le quantità, iniziando dalla frutta secca:

▪️ 250 g di runzòn (Reperibile al Panificio Tirincanti di Via del Porto)
▪️ 100 g di farina
▪️ 150 g mandorle (tritate grossolanamente)
▪️ 150 g noci (tritate grossolanamente)
▪️ 200 g uva sultanina ammollata e ben scolata
▪️ 100 g pinoli (50 g vanno messi a parte per decorare)
▪️ 2 scorze di limoni (tritate finemente)
▪️ 2 scorze di arance (tritate finemente)
▪️ 50 g olio d’oliva
▪️ 50 g olio d’arachidi
▪️ 300 g miele
▪️ 100 g zucchero
▪️ Pizzico di sale

Aggiungere acqua tiepida quanto basta ad avere un impasto morbido ma non troppo fino ad ottenere un composto con una consistenza tale fino a quando il cucchiaio di legno rimane “in piedi” e lasciare riposare per 12 ore circa.

Versare l’impasto in teglie medie di circa 20 cm di diametro ricoperte con carta da forno.
Cuocere in forno ventilato a 180° C per 45 minuti. Il Miacetto, non essendo un dolce con lievito, può essere controllato durante la cottura.
Il dolce risulta cotto quando assume una colorazione brunastra.
A cottura completata, decorare con i pinoli.

Ricetta della Piadina


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